opere grafiche
|
Link alla galleria dei disegni
Link alla galleria dei disegni per ragazzi
Colori senza rete
di Carlo Marcello Conti
Fin da quando ero piccolo in Comelico il circo con il suo mondo, la sua gente, gli animali, i carrozzoni rappresentavano grande interesse per me. Il tendone era un'enorme pezza colorata che una mattina appariva tra i monti con una grande fessura. Una valle tra le valli. Pagavi un biglietto e attraverso quella fessura viaggiavi per il mondo a volte ridendo a volte piangendo con musicanti, cavalieri, domatori, pagliacci e acrobati.
Un giorno restava l'odore dei cavalli, un cerchio di segatura e qualcosa di speciale dentro simile a un brivido scaturito da un acrobata sparito sopra i boschi dopo un triplo salto mortale senza rete.
L'avvitamento a mandorla all'indietro, oltre il salto, sono le specialità di Angelo Ruta quando non disegna.
|
Mi capirete quanto amo questo illustratore. Come una cosa segreta e cara tengo fermi questi suoi disegni da tanto tempo, quasi mi sembrasse di perderli. In un cielo più profondo dell'argento della pioggia. Non c'è arcobaleno capace di restituirmi questi colori. E io sono assente in queste fessure di carta, gli occhi sospesi in alto come palle lanciate dai giocolieri, con i piedi, le mani, le corde.
Un contrabbasso giallo fiancheggia un gallo rosso con cresta da re. L'uomo bambino, il poeta dietro la tenda, si moltiplica da un rattoppo molto curato, blu e rosso; porta una giacca verde e lancia uno sguardo in alto simile alla fascia di un laser o di un cineproiettore nella sala buia.
Niente meglio di tutto questo può darmi quella carica giusta per cercare di restituirvi qualcosa che non sia le solite parole bene. Non una critica. Lasciatemi libero con lui su quelle corde. Un costumino a righe semplice, le braccia tese sopra la testa, se sbagli attimo finisci schiacciato sopra la pagina bianca. Che impresa restituire il fischietto dell'aria che senti passare sulle righe gialle e rosse del costumino.
Che cosa vuoi che contino i colori quassù. Solo perché la gente ti veda meglio, scruti la tua azione, batta le mani. Senza sapere quanto batte il tuo cuore.
Un'onda che raggiunge altezze incredibili sotto il tuo polso teso, sulle braccia tese sul trapezio.
E un'onda d'acqua, di cielo e mare blu, più alta ancora, è quella dove un angelo con un frac a scacchi accorda un piano scompigliando ogni foglio. Impossibile spartito nell'aria. Così fina, così in alto.
Ragazzo mio, ho imparato così presto a stare in equilibrio sulla lingua colorata che sporge dalla bocca di sette puntini. La palla blu che scorre all'altezza della palla dell'occhio, vigilato da pagliacci sui miei piedi, non è goccia dell'onda su cui accordo le note che il mondo ruzzola su queste punte, mentre un flauto che abita tra i capelli distrae ad altre altezze queste spigolosità con piccoli triangoli volanti e rossi.
Che spettacolo restare in basso con la mano sugli occhi tesi verso l'alto; stare qui con una camiciola blu e pantaloncini bianchi, con un compagno che porge da una zona d'ombra, come da un riflesso, un pallone gonfiabile a spicchi colorati. Gonfiabile forse il pallone dirigibile da viaggio per questo mondo in quattro pagine con un oblò per affacciarsi con occhiali da aviatore e sciarpetta svolazzante attorno al collo, e tu mi guardi da uno sportello aperto sul rosso di questo nuovo urbanesimo di volalcinema, con la testa ruotata in su a trecentosessanta gradi, da contorsionista orientale.
Una virgola dentro un quadrato lascia intendere che il discorso continua, potrebbe continuare all'infinito di questo pallone attraversato da un nastro azzurro di voli e infine nella sua ultima porzione di quadratino scatenante virgolette ribaltate, ormai nuvole che fanno pensare a punti interrogativi. Ma nel mondo degli acrobati tutto è permesso perché tutto non è mai visto dalla stessa posizione. Ed io, da quel Comelico bambino che mi è rimasto dentro come un tendone, ringrazio questo protagonista che miracolosamente, non solo con la matita, eRuta Angeli del colore per tutti noi.
(ZETA NEWS - rivista internazionale di poesia e ricerche anno XVII n. 45/46)
|
|